FOTOGRAFARE L'ACQUA CON LA TECNICA DELLA LUNGA ESPOSIZIONE
ALCUNI SEMPLICI CONSIGLI PER REALIZZARE L'EFFETTO "MOTION BLUR" (SFOCATURA DEL MOVIMENTO)

Particolare di cascata


L'acqua è un elemento molto apprezzato in fotografia: che sia essa il soggetto principale o semplicemente una componente secondaria, la sua presenza può regalare allo scatto quel "qualcosa in più" in grado di valorizzarlo, rendendolo originale e particolarmente interessante.

Laghetti, ruscelli, cascate, ma anche fontane e onde del mare sono solo alcuni esempi di questa categoria che da sempre attraggono l'attenzione dei fotografi.

Normalmente si tende ad immortalare l'acqua come l'occhio umano la percepisce, cioè ferma ad un dato istante, o al più lievemente mossa (effetto peraltro ottenuto involontariamente); riprese di questo tipo possono però risultare eccessivamente classiche e prive di creatività.

E' quindi consigliabile acquisire una certa abilità nel gestire al meglio questo elemento (l'acqua), al fine di ottenere un particolare effetto caratterizzante, sia esso "statico" oppure "dinamico".

Un risultato decisamente statico lo si può raggiungere sfruttando l'acqua come superficie riflettente per creare suggestive simmetrie (si pensi alla classica immagine delle montagne specchiate in un lago).

Ma data la sua natura di fluido, l'acqua si presta perfettamente anche per scene "dinamiche": essere in grado di riprenderla durante il suo movimento è indubbiamente affascinante.

Non sono certo una novità fotografie di torrenti in cui sembra scorrere della seta o cascate che assomigliano a drappeggi bianchi: dietro a queste particolari immagini, gradevolmente surreali e oniriche, si cela una tecnica ben precisa, la "lunga esposizione".

Proprio questo sarà l'oggetto del presente articolo.

Definito anche "motion blur", dall'inglese "sfocatura del movimento", questo genere di ripresa consiste nell'esporre per un tempo relativamente lungo, ad esempio 1 sec o più, al fine di permettere alla luce riflessa dall'acqua in movimento, di incidere sul sensore (o sulla pellicola) creando un tipico effetto "scia", non percepibile dall'occhio umano.

Cascata: Lunga Esposizione

Ipotizzando che la nostra vista possa essere paragonata ad un otturatore con un tempo di scatto pari a 1/10 sec (tempo durante il quale l'immagine rimane impressa sulla retina), è facilmente intuibile che per ottenere un "effetto movimento" sia necessario esporre per un tempo superiore a 1/10 sec.

Approfondiamo ora, all'atto pratico, quali sono i passi fondamentali da seguire per ottenere una "scia ovattata" degna di nota.
Tengo a precisare che le indicazioni riportate non sono regole "ufficiali" ma solamente consigli dettati dalla mia personale esperienza.


Torrente - Lunga Esposizione - Motion Blur
 
Torrente - Dati scatto: 4 sec, f/16, ISO 100
Attrezzatura: Canon EOS 40D + EF 17-40mm f/4 L USM + Treppiede + Filtro ND8

 

 

1.  LA SCELTA DEL SOGGETTO

Innanzitutto bisogna saper scegliere il soggetto giusto. L'effetto "motion blur", come appunto suggerisce la parola "motion", necessita del movimento per poter essere realizzato. L'elemento "acqua" dovrà quindi muoversi con continuità al fine di garantire un buon risultato.

Vivaci ruscelli o cascatelle a piccoli e ripetuti salti, possono essere un valido punto di partenza per prendere dimestichezza con questa tecnica.
Un consiglio personale è quello di ricercare ambienti in cui l'acqua non scorra come un unico e inalterato flusso (ad es. un fiume), ma che presenti invece dei cambiamenti di percorso e di pendenza generati da eventuali ostacoli (ad es. delle rocce) incontrati lungo il suo fluire.
E' infatti quell'effetto spumoso bianco generato dall'infrangersi dell'acqua, compresi relativi schizzi e zampilli, a decretare il "successo" dello scatto.

Un altro interessante ambiente in cui si possono ottenere ottimi risultati sono, ad esempio, i litorali rocciosi su cui le onde del mare si infrangono ripetutamente.
Data la "ciclicità" dell'evento, esponendo per un tempo sufficientemente lungo, si possono ottenere "nebulosi" e suggestivi paesaggi.

Infine anche le fontane possono trasformarsi in un interessante soggetto adatto certamente allo scopo.

 

 

2.  L'IMPORTANZA DEGLI ELEMENTI SECONDARI DELLA SCENA

Nel punto precedente abbiamo approfondito come l'acqua, il soggetto principale, debba presentarsi per assicurare un effetto apprezzabile.

Bisogna però comprendere che oltre ad essa, anche gli elementi secondari dell'immagine giocano un ruolo fondamentale per ottenere un gradevole risultato complessivo.
Infatti, in contrapposizione al fluido e nebuloso apparire del soggetto, è indispensabile che tutto il resto della scena sia a fuoco e perfettamente nitido. E' proprio questo contrasto sfuocato/nitido a donare all'immagine quel valore aggiunto che fa la differenza.

Quindi, quali tipologie ambientali è conveniente ricercare?
Tutto dipende da ciò che si vuole ottenere e dalla propria abilità fotografica.
In linea di massima un ambiente completamente statico, ad es. roccioso, è l'ideale perché anche in presenza di vento, non si muoverà e risulterà comunque nitido. Piante e ciuffi d'erba, pur valorizzando parecchio l'immagine e conferendole un tono più vivo e naturale, possono essere controproducenti se mosse anche solo da una leggera brezza.

 

Fontana a Villa Taranto
 
Fontana di Villa Taranto, Verbania - Dati scatto: 0.8 sec, f/25, ISO 100
Attrezzatura: Canon EOS 50D + Sigma 180mm f/3.5 EX APO Macro DG + Treppiede + Filtro ND8

 

 

3.  LA DURATA DELL'ESPOSIZIONE

Come anticipato nell'introduzione di quest'articolo, l'occhio umano può essere paragonato ad un otturatore con tempo di scatto di 1/10 di secondo.
E' necessario quindi "andare oltre" a ciò che la nostra vista è in grado di percepire.
Per realizzare questo genere di immagini è indispensabile utilizzare tempi di scatto più lunghi, ad esempio a partire da 1/3 di secondo e via crescendo.

Più il soggetto è lento nel suo movimento, maggiore dovrà essere il tempo di esposizione.

Giusto per dare l'idea riporto alcuni valori di esposizione, puramente indicativi e tratti da scatti personali, in riferimento ad alcune scene tipo:

Soggetto Tempo approssimativo di esposizione
Cascata / Fontana da 1/3 di secondo a 2 secondi
Ruscello / Torrente da 2 secondi a 8 secondi
Onde del mare sugli scogli da 10 secondi a 30 secondi

 

Onde sugli scogli - Lunga esposizione
 
Onde del mare sugli scogli - Dati scatto: 30 sec, f/14, ISO 100
Attrezzatura: Canon EOS 40D + EF 17-40mm f/4 L USM + Treppiede + Filtro ND8

 

 

4.  LA LUMINOSITA' AMBIENTALE E L'UTILIZZO DEI FILTRI NEUTRAL DENSITY

Una scena troppo luminosa può essere un vero problema.
Come sapete, l'esposimetro della fotocamera calcola il tempo di scatto in funzione della luminosità ambientale. Anche variando gli altri parametri di ripresa (diaframma ed ISO) al fine di massimizzare la durata dell'esposizione, non è detto che a fronte di un'illuminazione intensa sia possibile raggiungere un intervallo di tempo accettabile per ottenere questo genere di effetto.

Sebbene un rimedio economico a tale problema sia quello di realizzare gli scatti durante le prime o le ultime ore di luce (condizione di illuminazione debole), la soluzione migliore consiste senza dubbio nell'utilizzo dei filtri Neutral Density (detti anche "Filtri ND"), cioè in grado di limitare la luce entrante nell'obiettivo in modo omogeneo e neutro (senza l'introduzione di dominanti cromatiche) permettendo di aumentare il tempo di scatto.
Questi accessori consentono di guadagnare un determinato numero di stop, a seconda della propria intensità oscurante.

Per comprendere meglio il significato del termine stop fare riferimento qui.
Per maggiori informazioni sui filtri neutral density fare riferimento qui.

Ecco una sintetica tabella per chiarire meglio le caratteristiche di tali filtri:
( marche di filtri considerate:  Hoya - B+W - Lee )

Sigle Hoya Sigle B+W Sigle Lee Oscuramento Note Esempio
ND2 101 0.3 1 stop il tempo di esposizione viene moltiplicato per 2 da 1 a 2 sec
ND4 102 0.6 2 stop il tempo di esposizione viene moltiplicato per 4 da 1 a 4 sec
ND8 103 0.9 3 stop il tempo di esposizione viene moltiplicato per 8 da 1 a 8 sec

 

 

5.  L'UTILIZZO DEL TREPPIEDE E DELL'AUTOSCATTO

Per questo genere di fotografie il treppiede è un accessorio indispensabile: inoltre un cavalletto stabile e robusto fa certamente la differenza rispetto ad uno economico e traballante.

In fase di ripresa è necessario utilizzare l'autoscatto per evitare di far vibrare la fotocamera durante la pressione del pulsante. Generalmente scelgo una temporizzazione di 2 secondi.

Il telecomando è sicuramente un'alternativa migliore alla precedente, ma non lo reputo indispensabile (difficilmente lo porto con me durante le escursioni in montagna).

 

Torrente, Val di Mello
 
Torrente, Val di Mello - Dati scatto: 2 sec, f/11, ISO 100
Attrezzatura: Canon EOS 50D + Tokina 11-16mm f/2.8 + Treppiede + Filtro ND8 + Filtro polarizzatore

 

 

6.  LA MODALITA PRIORITA' DEI DIAFRAMMI, LA PROF. DI CAMPO E LA DIFFRAZIONE

Sebbene il parametro determinante in questo genere di fotografie è senza dubbio il tempo di esposizione, per gestire al meglio la profondità di campo (PdC) ed avere il controllo sulla diffrazione, personalmente preferisco lavorare in modalità Priorità dei Diaframmi (sigla modalità: Av per Canon, A per Nikon).
Infatti, lavorando sull'apertura e impostando valori moderatamente chiusi (ad es. tra f/8 e f/13), è possibile estendere sufficientemente la PdC ed ottenere tempi di scatto relativamente lunghi, senza però degradare vistosamente l'immagine con un'elevata diffrazione.

Ricapitolando:

- diaframmi eccessivamente aperti (ad es. f/4 - f/5.6) obbligano a lavorare con tempi di esposizione solitamente troppo brevi, che non permettono di generare abbastanza "motion blur"; inoltre riducono la profondità di campo e alcuni elementi della scena risulteranno fuori fuoco;

- diaframmi troppo chiusi (ad es. f/22 e oltre) amplificano invece il fenomeno ottico della diffrazione, la quale comporta immagini morbide e poco definite.
Nota: osservando i tre particolari qui sotto riportati, risulterà più facile comprendere questo problema.


Attraverso questi tre ritagli è possibile osservare il fenomeno della diffrazione, che aumenta visibilmente
al diminuire dell'apertura del diaframma.

 

Diffrazione minima: diaframma f/11
Ritaglio al 100% da RAW - ISO 100
Diaframma f/11   (più aperto)

Diffrazione moderata: diaframma f/16
Ritaglio al 100% da RAW - ISO 100
Diaframma f/16

Diffrazione intensa: diaframma f/22
Ritaglio al 100% da RAW - ISO 100
Diaframma f/22   (più chiuso)

Nota: gli scatti sono stati realizzati con una Canon EOS 50D + ottica EF 17-40mm f/4 L USM

 

 

7.  IL FLASH

Non utilizzare alcun flash in ripresa!

Il flash viene impiegato per illuminare una scena e quindi per ridurre il tempo di esposizione: il suo utilizzo è ovviamente in contraddizione con ciò che vogliamo ottenere.

 

 

8.  LA SENSIBILITA' DEL SENSORE

Impostare gli ISO (sensibilità del sensore) sul valore più basso per massimizzare la durata dell'esposizione (ad es. ISO 100 o ISO 50).
Inolte utilizzando basse sensibilità si evita che il rumore del sensore digitale diventi troppo marcato.

 

 

9.  LA GESTIONE DELL'ESPOSIZIONE  (SOVRA/SOTTOESPOSIZIONE)

Date le difficoltà di esposizione per questo genere di scatti, al fine di enfatizzare l'effetto movimento è più conveniente sovraesporre che sottoesporre.
Infatti sovraesponendo leggermente (si tende cioè a realizzare una foto un po' più chiara del previsto) si ottiene conseguentemente un incremento del tempo di esposizione a tutto vantaggio della sfocatura del movimento (effetto "motion blur").

Bisogna però prestare attenzione a non esagerare, altrimenti si rischia di bruciare le alte luci.
Se ciò dovesse accadere il nostro soggetto (il flusso ovattato dell'acqua) risulterebbe completamente "bianco", comportando un'irrecuperabile perdita di informazioni.

In post-produzione (PP) sarà poi possibile correggere l'esposizione riportandola al suo valore ottimale.

Nota: a titolo esemplificativo, se in fase di scatto avete sovraesposto di +2/3 di stop, in PP bisognerà ridurre tale parametro della stessa quantità (-2/3 di stop).

 

 

10.  IL FORMATO RAW

In queste condizioni la scelta del formato immagine è fondamentale: un aiuto importante può darcelo il formato RAW.
Dato che il RAW è caratterizzato da una gamma dinamica molto più estesa (cioè con molti più livelli di luminosità) rispetto al noto formato JPEG, esso è il "metodo" di memorizzazione ideale per correggere la sovraesposizione/sottoesposizione.
In realtà il formato RAW non serve esclusivamente a questo, ma è indubbiamente quanto di meglio si possa chiedere per ottenere il massimo dai propri scatti.
Per maggiori informazioni sul RAW vi consiglio di leggere quest'altro articolo dedicato specificatamente al confronto RAW / JPEG (qui).

 

 

11.  LA SPERIMENTAZIONE

Infine scattare e sperimentare molto, così da prendere dimestichezza con la tecnica e riuscire ad immaginare preventivamente il risultato finale. Una volta prodotto un buon set di scatti, si potranno analizzare i risultati ottenuti, con molta più calma, davanti al computer.

 

Cascatella - Lunga esposizione
 
Cascatella - Dati scatto: 1/3 sec, f/11, ISO 100
Attrezzatura: Canon EOS 50D + EF 17-40mm f/4 L USM + Treppiede + Filtro ND8

 

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